Carpe diem prende spunto ovviamente dalla celebre frase di Orazio, "Dum loquimur, fugerit invida aetas" ("Mentre parliamo, il tempo invidioso sarà già passato"). Sempre più spesso siamo impegnati nel vivere la routine quotidiana, compiamo sempre le stesse ed inesorabili azioni... senza guardarci per un solo istante " dentro" ... Ma la filosofia conta ancora in un mondo così veloce, fruibile ed immediato? “Che cos’è la conoscenza?”; “Che cos’è l’amore?”.
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mercoledì 14 marzo 2012
martedì 13 marzo 2012
Osservare non è vedere!
Osservare le cose è importante, ci vuole metodo e allenamento.
Parto sempre dagli occhi.
Dagli innumerevoli segreti che nascondono.
Parto sempre dagli occhi.
Dagli innumerevoli segreti che nascondono.
Avete mai fatto caso che se guardate un volto in una foto dopo poco vi accorgete che accanto all’emozione che cogliete in un primo momento ce ne sono molte altre?
Come se fissandola per un po’ quell’immagine prendesse corpo e spessore, acquistasse una storia.
E piano piano esce anche quello che non avevi visto o che proprio non si vede.
Ma si sente.
E piano piano esce anche quello che non avevi visto o che proprio non si vede.
Ma si sente.
Ho guardato i tuoi occhi come fossero un dipinto.Un affresco di dolcezza con piccoli schizzi di malinconia.Sensazioni che si adattano, fra loro complementari, esaltandosi nel contrasto.
Forse dolcezza e malinconia sono sorelle siamesi.
C’è in un angolo dell’occhio sinistro una paura, di colore pallido.
Forse dolcezza e malinconia sono sorelle siamesi.
C’è in un angolo dell’occhio sinistro una paura, di colore pallido.
Una paura di qualcosa che potrebbe accadere, forse un’insicurezza.
Forse la gioia di possedere qualcosa che si è tanto cercato e la conseguente paura di venirne privati.
In basso, dal ciglio inferiore, parte un colore deciso e degradante, la voglia di scoprire nuove cose, un’insaziabile curiosità,voglia di vita.
Ho guardato e sfiorato più volte il tuo viso ...
ogni piccolo particolare saprei descrivere.
Mi piaci quando ridi e quell'angolino che si forma tra le guance e le lebbra che più volte ho accarezzato!
Non guardavo le ore che trascorrevano perchè fosse tardi...
guardavo quelle che mi restavano da condividere con te.
Poi sono volata via...
Trascinata dal vento , accarezzata dal vento che asciugava il mio viso ...
Vostra Carpe Diem
mercoledì 7 marzo 2012
Ci sono parole, comportamenti che nessuna legge punisce e che possono uccidere psichicamente una persona o almeno ferirla in modo grave e spesso irreversibile.
La provocazione continua, l'offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta, l'isolamento sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica.
Come si può definire la violenza psichica? È quella strategia che mira a uccidere, distruggere, annientare, portare al suicidio una persona, senza spargimento di sangue. La caratteristica fondamentale di questi comportamenti è la crudeltà esercitata dall'aggressore, il quale ben sa che lesioni fisiche o violenze sessuali potrebbero essere punibili come reato.
Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano prima di tutto ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire. Spesso, specie nell'ambito familiare, con la vittima si è prima instaurato un legame affettivo, per cui è già difficile individuare il limite sottile che separa un rapporto funzionante ancora da quello decisamente patologico.
L'aggressore manda spesso messaggi contrastanti nel senso che dice una cosa e ne pensa un'altra (doppio legame), mettendo in questo modo l'oggetto delle sue manovre in uno stato di confusione e nell'incapacità a capire cosa sta succedendo. Ne essa ha possibilità di chiarire, perché l'interruzione della comunicazione bilaterale è un'altra delle manovre che l'aggressore instaura.
Subentra così il senso di colpa di chi inizia a subire e con esso un tentativo di perfezionismo per cercare di spostare o annullare il bersaglio.
Spesso si strumentalizza proprio l'amore per prevaricare: l'amore materno che costringe a subire per proteggere i figli, l'amore del partner che non reagisce per non distruggere il rapporto, l'amore che tutto perdona e al quale tutto è richiesto, ma purtroppo anche l'amore del bambino per il genitore del quale bisogno.
La violenza psicologica è la causa di stati depressivi e anche di suicidi, perché la vittima è incapace di reagire, in quanto logorata, e anche se denunciasse la violenza, la legge italiana non ne terrebbe conto senza prove fisiche di lesioni. Ma c'è soprattutto la vergogna di ammettere di essere trattati male, la paura a chiedere aiuto, per non subire un'altra violenza.
Così fan tutti diventa una norma statistica e a volte immorale.
Inoltre vorrei ricordare :
Aumentano i "femminicidi" in Italia e il primato è del Nord.
La violenza si scatena quasi sempre quando le donne cercano di sottrarsi al tradizionale ruolo di sottomissione, quando vogliono porre fine a un rapporto o quando vogliono la separazione. La gelosia è una delle principali cause di morte.
Nel 64% dei casi l'aggressione avviene nella casa della vittima, il luogo che dovrebbe essere più sicuro e dove invece la vita della donna è maggiormente in pericolo.
Il 28 aprile 2001 è stata approvata la legge n. 154 “Misure contro la violenza nelle relazioni familiari”
Ma ancora lunga è la strada,
il traguardo un miraggio!
Vostra Carpe Diem
La provocazione continua, l'offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta, l'isolamento sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica.
Come si può definire la violenza psichica? È quella strategia che mira a uccidere, distruggere, annientare, portare al suicidio una persona, senza spargimento di sangue. La caratteristica fondamentale di questi comportamenti è la crudeltà esercitata dall'aggressore, il quale ben sa che lesioni fisiche o violenze sessuali potrebbero essere punibili come reato.
Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano prima di tutto ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire. Spesso, specie nell'ambito familiare, con la vittima si è prima instaurato un legame affettivo, per cui è già difficile individuare il limite sottile che separa un rapporto funzionante ancora da quello decisamente patologico.
L'aggressore manda spesso messaggi contrastanti nel senso che dice una cosa e ne pensa un'altra (doppio legame), mettendo in questo modo l'oggetto delle sue manovre in uno stato di confusione e nell'incapacità a capire cosa sta succedendo. Ne essa ha possibilità di chiarire, perché l'interruzione della comunicazione bilaterale è un'altra delle manovre che l'aggressore instaura.
Subentra così il senso di colpa di chi inizia a subire e con esso un tentativo di perfezionismo per cercare di spostare o annullare il bersaglio.
Spesso si strumentalizza proprio l'amore per prevaricare: l'amore materno che costringe a subire per proteggere i figli, l'amore del partner che non reagisce per non distruggere il rapporto, l'amore che tutto perdona e al quale tutto è richiesto, ma purtroppo anche l'amore del bambino per il genitore del quale bisogno.
La violenza psicologica è la causa di stati depressivi e anche di suicidi, perché la vittima è incapace di reagire, in quanto logorata, e anche se denunciasse la violenza, la legge italiana non ne terrebbe conto senza prove fisiche di lesioni. Ma c'è soprattutto la vergogna di ammettere di essere trattati male, la paura a chiedere aiuto, per non subire un'altra violenza.
Così fan tutti diventa una norma statistica e a volte immorale.
Inoltre vorrei ricordare :
Aumentano i "femminicidi" in Italia e il primato è del Nord.
La violenza si scatena quasi sempre quando le donne cercano di sottrarsi al tradizionale ruolo di sottomissione, quando vogliono porre fine a un rapporto o quando vogliono la separazione. La gelosia è una delle principali cause di morte.
Nel 64% dei casi l'aggressione avviene nella casa della vittima, il luogo che dovrebbe essere più sicuro e dove invece la vita della donna è maggiormente in pericolo.
Il 28 aprile 2001 è stata approvata la legge n. 154 “Misure contro la violenza nelle relazioni familiari”
Ma ancora lunga è la strada,
il traguardo un miraggio!
Vostra Carpe Diem
domenica 4 marzo 2012
4 Marzo
Caro Lucio,mentre ero in classe, ,ho avuto la notizia della tua morte.
Ci hai lasciati senza dare un segnale,tu che hai sempre dato tanto alla musica, le tue canzoni scritte con umilta',che hai dentro,ed un cuore che scoppiava d'amore per il prossimo,per la gente,e per un pubblico,per il quale hai sempre trasmesso la tua umilta'.Ora sto scrivendo questa lettera,mentre sento il tuo piu'bel capolavoro (caruso),piu' l'ascolto e piu' avverto un freddo che mi attraversa l'anima.Ascoltando questo brano, ho ancora gli occhi lucidi,e sul foglio dove sto scrivendo e' appena scesa una lacrima,pensando che non ci sei piu'.
Te ne sei andato in silenzio e senza dire una parola., anzi con un sorriso sei andato via.
Adesso sei veramente un angelo, hai lasciato a noi i tuoi tesori, che hai seminato in tutti questi anni fra la gente,con la tua lunga e grande carriera, ma soprattutto come persona, ti distinguevi per la tua umilta' e la tua allegria in mezzo al tuo pubblico, amavi il mare amavi la vita ma soprattutto amavi noi e l'hai dimostrato con lo stare tra la gente, come la persona piu' semplice al mondo, la tua semplicita' che ti ha reso grande nei nostri cuori.
caro amico,GRAZIE!!
Carpe Diem
Ci hai lasciati senza dare un segnale,tu che hai sempre dato tanto alla musica, le tue canzoni scritte con umilta',che hai dentro,ed un cuore che scoppiava d'amore per il prossimo,per la gente,e per un pubblico,per il quale hai sempre trasmesso la tua umilta'.Ora sto scrivendo questa lettera,mentre sento il tuo piu'bel capolavoro (caruso),piu' l'ascolto e piu' avverto un freddo che mi attraversa l'anima.Ascoltando questo brano, ho ancora gli occhi lucidi,e sul foglio dove sto scrivendo e' appena scesa una lacrima,pensando che non ci sei piu'.
Te ne sei andato in silenzio e senza dire una parola., anzi con un sorriso sei andato via.
Adesso sei veramente un angelo, hai lasciato a noi i tuoi tesori, che hai seminato in tutti questi anni fra la gente,con la tua lunga e grande carriera, ma soprattutto come persona, ti distinguevi per la tua umilta' e la tua allegria in mezzo al tuo pubblico, amavi il mare amavi la vita ma soprattutto amavi noi e l'hai dimostrato con lo stare tra la gente, come la persona piu' semplice al mondo, la tua semplicita' che ti ha reso grande nei nostri cuori.
caro amico,GRAZIE!!
Carpe Diem
lunedì 13 febbraio 2012
Non volevo ferirti, scusami. Se potessi tornare indietro, sicuramente agirei in modo diverso. Perdonami.
Non volevo ferirti, scusami.
Se potessi tornare indietro, sicuramente agirei in modo diverso.
Perdonami amico mio.
Ho agito in modo impulsivo,
senza pensare alle conseguenze.
Mi dispiace, cercherò di rimediare appena se ne presenterà l’occasione.
Sei una persona speciale e non ti meritavi quello che ho fatto,
ma ti assicuro che la mia intenzione non era farti del male, credimi amico mio.
SO' CHE E' SBAGLIATO...
SO' CHE DOVREI DIMENTICARE...
SO' CHE NON AVRO' MAI NIENTE DI PIU' DI CIO' CHE MI HAI DATO...
SO' CHE CONTINUO A ILLUDERMI...
SO' CHE MI FACCIO DEL MALE...
MA PIU' DI OGNI ALTRA COSA SO' COSA SEI...
SO' COME SEI...
SO' COSA C E' NEI TUOI OCCHI..
ED E' PER QUESTO CHE NON RIESCO A DIRTI ADDIO...
Ora è troppo tardi per tornare in dietro,
ma non voglio perdere un amico come te.
Ti voglio bene
Carpe Diem
Se potessi tornare indietro, sicuramente agirei in modo diverso.
Perdonami amico mio.
Ho agito in modo impulsivo,
senza pensare alle conseguenze.
Mi dispiace, cercherò di rimediare appena se ne presenterà l’occasione.
Sei una persona speciale e non ti meritavi quello che ho fatto,
ma ti assicuro che la mia intenzione non era farti del male, credimi amico mio.
SO' CHE E' SBAGLIATO...
SO' CHE DOVREI DIMENTICARE...
SO' CHE NON AVRO' MAI NIENTE DI PIU' DI CIO' CHE MI HAI DATO...
SO' CHE CONTINUO A ILLUDERMI...
SO' CHE MI FACCIO DEL MALE...
MA PIU' DI OGNI ALTRA COSA SO' COSA SEI...
SO' COME SEI...
SO' COSA C E' NEI TUOI OCCHI..
ED E' PER QUESTO CHE NON RIESCO A DIRTI ADDIO...
Scusa se non ho capito che ti facevo del male,perche' eri la roccia forte alla quale mi ero aggrappata.Scusa se non ho capito che anche tu potevi essere fragile ed avere a tua volta, bisogno di essere sostenuto.Scusa se da parte mia non ho saputo cogliere, quei segnali,quei messaggi muti, che tu orgoglioso mi inviavi.
Ti supplico ,quando ti sentirai solo e smarrito parla con me:io ti sapro' ascoltare e capire,ed avro',almeno una volta, la gioia di essere io la roccia per te!
ma non voglio perdere un amico come te.
Ti voglio bene
Carpe Diem
venerdì 10 febbraio 2012
Provare questo sentimento puro e sincero per te
é stata la cosa più bella che mi potesse capitare.
Che tu solo esista é motivo di gioia per il mio cuore.
Ti voglio perché sei la persona che ha fatto brillare non solo i miei occhi,
ma soprattuto il mio cuore.
Ti voglio perché sei stato capace di farmi provare quelle emozioni
e sensazioni che mai ho provato prima.
Ti voglio perché sei una persona pura di cuore,
Ti desidero perché sai cos'è il vero amore.
Ti desidero perché nessuno al mondo é come te
é stata la cosa più bella che mi potesse capitare.
Che tu solo esista é motivo di gioia per il mio cuore.
Ti voglio perché sei la persona che ha fatto brillare non solo i miei occhi,
ma soprattuto il mio cuore.
Ti voglio perché sei stato capace di farmi provare quelle emozioni
e sensazioni che mai ho provato prima.
Ti voglio perché sei una persona pura di cuore,
Ti desidero perché sai cos'è il vero amore.
Ti desidero perché nessuno al mondo é come te
Il concetto di uomo – concepito come progetto, come possibilità –, che va naturalmente chiarito meglio, porta immediatamente con sé, come suo negativo gemello dialettico, il concetto di non-ancora-uomo, non quello di «sotto-uomo», per il quale il «superuomo» non riesce a immaginare altro destino che la soluzione finale.
«Io amo l’umanità, ma ho meraviglia di me stesso: più amo gli uomini, in generale, e meno li amo in particolare, cioè presi uno per uno … Sempre mi è avvenuto che quanto più odiavo gli uomini in particolare, tanto più m’infiammavo d’amore verso l’umanità in generale. Ma se è così, che resta da fare? Darsi alla disperazione?»[1]. No, e perché? È sufficiente passare dal concetto generale (astratto) dell’uomo, alla prassi sociale dell’individuo umanizzato, rompendo una volta per tutte con quell’idea di subordinare la vita del singolo uomo al concetto astratto di Umanità che giustamente irritava Max Stirner, sebbene egli non riuscisse a impostare il problema nel modo corretto. Nella comunità umana nulla sta al di sopra del singolo uomo, perché la cooperazione tra gli uomini non sfugge mai dal loro razionale – libero, umano, sereno – controllo, e perciò essa non ha modo di autonomizzarsi, né praticamente né teoricamente – generando, ad esempio, una nuova Religione, magari «Atea e Materialista».
Dalla totalità sociale l’individuo non può fuggire, semplicemente perché fuori e senza di essa non sarebbe neanche concepibile la sua «ontologica» presenza nel mondo. Si tratta, piuttosto, di estinguere l’attuale carattere totalitario della totalità. Come il problema dell’alienazione non risiede nel lavoro in sé e nella tecnologia in sé, bensì nel loro attuale uso capitalistico, analogamente si pone il rapporto fra individuo e società: esso è regolato, per così dire, dalla qualità (disumana o umana, classista o aclassista) dei rapporti sociali.
Stirner poteva ancora sognare una fuga nella marginalità sociale, a causa della relativa arretratezza nelle condizioni sociali del suo tempo; ma nel capitalismo globale – cioè a dire totalitario – del XXI secolo tutti capiscono che si può fuggire dal sociale solo attraverso un salto nella follia o nella morte, evenienze che peraltro non rappresentano, a mio avviso, ciò che di peggio può capitarci. Il peggio forse ci sta già capitando, e come sempre alle nostre spalle.
Nello Zarathustra il filosofo di Röcken dice che «l’uomo è qualcosa che deve essere superato»[2]; a mio avviso, invece, l’uomo è qualcosa che dev’essere conquistato. Ciò che in effetti va superato è l’attuale non-ancora-uomo, la cui esistenza si estrinseca, come egli osserva ironicamente, sotto il seguente principio: «Una vogliuzza per il giorno e una vogliuzza per la notte: salva restando la salute». Per questo il pensiero radicale deve insegnare non «il Superuomo»[3], ma la possibilità dell’uomo. La Trascendenza, insomma, deve superare tanto il dominio della teologia, quanto quello della filosofia speculativa, se vuole davvero avere delle conseguenze pratiche, coerenti ai due concetti che da sempre la sostengono: quelli della Riconciliazione Universale e dell’Universale Emancipazione-Liberazione.
Scriveva Sergio Cotta: «È necessario – ha scritto Rousseau – snaturare l’uomo, occorre che ognuno rinunci a tutti i propri diritti personali per godere solo di quelli attribuitigli dalla “volontà generale”, poiché l’individuo non è che una “frazione” del “tutto” sociale, e perciò trae significato e valore umani dalla sua appartenenza a codesto “tutto”. Il nuovo valore è pertanto la totalità – un concetto ambiguo, dalle molte facce, la cui fortuna è andata crescendo da Rousseau a Hegel a Marx»[4]. Più che a Marx Cotta si riferisce ai «marxisti», ovvero al Marx della vulgata. Infatti, per il comunista di Treviri la questione si pone nei termini esattamente opposti: la totalità trova significato e valore solo nel dominio dell’individualità, ossia nella piena libertà di ogni singolo essere umano.
Il pensiero marxiano – e comunque ciò vale per il modesto pensiero di chi scrive – non conosce la tripartizione kantiana degli individui in liberi membri di una società («come uomini»), dipendenti da una legislazione comune («come sudditi») e conformi alla legge della eguaglianza («come cittadini»)[5]. Marx immagina la Comunità Umana nei termini di un’Associazione di uomini liberi (liberi, cioè, da coazioni esterne, naturali o sociali, che ne imbrigliano e ne avvelenano l’esistenza fin dalla nascita) i quali non hanno bisogno né di una «legislazione comune» (almeno nelle forme conosciute dalle società classiste), né di una «legge della uguaglianza» (perché vi vige la «bronzea legge dei bisogni»: «a ciascuno secondo i suoi bisogni, ciascuno secondo le sue capacità»).
«Io amo l’umanità, ma ho meraviglia di me stesso: più amo gli uomini, in generale, e meno li amo in particolare, cioè presi uno per uno … Sempre mi è avvenuto che quanto più odiavo gli uomini in particolare, tanto più m’infiammavo d’amore verso l’umanità in generale. Ma se è così, che resta da fare? Darsi alla disperazione?»[1]. No, e perché? È sufficiente passare dal concetto generale (astratto) dell’uomo, alla prassi sociale dell’individuo umanizzato, rompendo una volta per tutte con quell’idea di subordinare la vita del singolo uomo al concetto astratto di Umanità che giustamente irritava Max Stirner, sebbene egli non riuscisse a impostare il problema nel modo corretto. Nella comunità umana nulla sta al di sopra del singolo uomo, perché la cooperazione tra gli uomini non sfugge mai dal loro razionale – libero, umano, sereno – controllo, e perciò essa non ha modo di autonomizzarsi, né praticamente né teoricamente – generando, ad esempio, una nuova Religione, magari «Atea e Materialista».
Dalla totalità sociale l’individuo non può fuggire, semplicemente perché fuori e senza di essa non sarebbe neanche concepibile la sua «ontologica» presenza nel mondo. Si tratta, piuttosto, di estinguere l’attuale carattere totalitario della totalità. Come il problema dell’alienazione non risiede nel lavoro in sé e nella tecnologia in sé, bensì nel loro attuale uso capitalistico, analogamente si pone il rapporto fra individuo e società: esso è regolato, per così dire, dalla qualità (disumana o umana, classista o aclassista) dei rapporti sociali.
Stirner poteva ancora sognare una fuga nella marginalità sociale, a causa della relativa arretratezza nelle condizioni sociali del suo tempo; ma nel capitalismo globale – cioè a dire totalitario – del XXI secolo tutti capiscono che si può fuggire dal sociale solo attraverso un salto nella follia o nella morte, evenienze che peraltro non rappresentano, a mio avviso, ciò che di peggio può capitarci. Il peggio forse ci sta già capitando, e come sempre alle nostre spalle.
Nello Zarathustra il filosofo di Röcken dice che «l’uomo è qualcosa che deve essere superato»[2]; a mio avviso, invece, l’uomo è qualcosa che dev’essere conquistato. Ciò che in effetti va superato è l’attuale non-ancora-uomo, la cui esistenza si estrinseca, come egli osserva ironicamente, sotto il seguente principio: «Una vogliuzza per il giorno e una vogliuzza per la notte: salva restando la salute». Per questo il pensiero radicale deve insegnare non «il Superuomo»[3], ma la possibilità dell’uomo. La Trascendenza, insomma, deve superare tanto il dominio della teologia, quanto quello della filosofia speculativa, se vuole davvero avere delle conseguenze pratiche, coerenti ai due concetti che da sempre la sostengono: quelli della Riconciliazione Universale e dell’Universale Emancipazione-Liberazione.
Scriveva Sergio Cotta: «È necessario – ha scritto Rousseau – snaturare l’uomo, occorre che ognuno rinunci a tutti i propri diritti personali per godere solo di quelli attribuitigli dalla “volontà generale”, poiché l’individuo non è che una “frazione” del “tutto” sociale, e perciò trae significato e valore umani dalla sua appartenenza a codesto “tutto”. Il nuovo valore è pertanto la totalità – un concetto ambiguo, dalle molte facce, la cui fortuna è andata crescendo da Rousseau a Hegel a Marx»[4]. Più che a Marx Cotta si riferisce ai «marxisti», ovvero al Marx della vulgata. Infatti, per il comunista di Treviri la questione si pone nei termini esattamente opposti: la totalità trova significato e valore solo nel dominio dell’individualità, ossia nella piena libertà di ogni singolo essere umano.
Il pensiero marxiano – e comunque ciò vale per il modesto pensiero di chi scrive – non conosce la tripartizione kantiana degli individui in liberi membri di una società («come uomini»), dipendenti da una legislazione comune («come sudditi») e conformi alla legge della eguaglianza («come cittadini»)[5]. Marx immagina la Comunità Umana nei termini di un’Associazione di uomini liberi (liberi, cioè, da coazioni esterne, naturali o sociali, che ne imbrigliano e ne avvelenano l’esistenza fin dalla nascita) i quali non hanno bisogno né di una «legislazione comune» (almeno nelle forme conosciute dalle società classiste), né di una «legge della uguaglianza» (perché vi vige la «bronzea legge dei bisogni»: «a ciascuno secondo i suoi bisogni, ciascuno secondo le sue capacità»).
Abbiamo a che fare, insomma, con l’Umanità Perpetua, per dirla kantianamente, la quale non conosce l’individuo «come uomo», l’individuo «come suddito» e l’individuo «come cittadino», ma solamente «l’uomo in quanto uomo», pupilla della migliore filosofia d’ogni epoca (Kant compreso, ovviamente).
La comunità umana è costruita strutturalmente in funzione di questo dominio umano degli individui. È piuttosto nell’ambito della società borghese che si realizza l’opposto dell’individualismo, dal momento che dietro l’ideologia ultraindividualista si cela il reale annichilimento dell’individuo atomizzato e massificato. Al contrario di Max Stirner, che reagì in modo «piccolo-borghese» alle tendenze centralizzatrici e autoritarie immanenti alla società capitalistica, Marx riteneva possibile la riconciliazione tra l’individuo e la sua comunità, a patto però che fosse assassinata la madre di tutte le magagne: la divisione classista degli uomini, cosa che la stessa società borghese rendeva finalmente possibile in grazia dello sviluppo delle forze produttive sociali (tecnica e scienza incluse) che aveva generato.
Una volta un militante delle cosiddette Brigate Rosse sottoposto a un processo per l’uccisione di un magistrato, interrogato dal Pubblico Ministero intorno alla sua sfera etico-morale («Lei non prova dolore per le vittime della sua violenza?») così ebbe a rispondere: «Signor Pubblico Ministero un comunista non vede uomini ma funzioni». Agghiacciante, non c’è dubbio. Chi dietro la funzione non vede l’individuo che le dà corpo, fa mostra di una disumanizzazione che non ha nulla a che vedere né con la teoria né con la prassi della rivoluzione. E difatti, l’ideologia (che parola grossa!) dei «terroristi rossi» si sviluppò interamente sul maligno terreno dello stalinismo italiano e internazionale, il quale nulla a che fare ebbe mai con il comunismo di Marx. Un motivo più che sufficiente per abbandonare a chi ci tiene le inflazionate qualifiche “rivoluzionarie” che oggi evocano solo miseria e orrore.
Proprio perché sono i rapporti sociali disumani a generare l’universale disumanizzazione del mondo, occorre vedere in chi incarna una funzione per conto del dominio anche una vittima dei tempi, e non semplicemente un fantoccio, un oggetto simbolico privo di quella residua umanità possibile nella società disumana. Ciò che fa del capitalista un «mero funzionario del capitale» non è la teoria critica della società, ma la prassi capitalistica.
Nemmeno la rivoluzione sociale; soprattutto la rivoluzione sociale, se vuole rimanere fedele al suo fine, può permettersi il lusso piccolo-borghese di annientare il Nemico a cuor leggero, passando sopra la sua irriducibile consistenza esistenziale. Essa non deve temere di fare i conti con una realtà che non è fatta di pedine di diverso colore che vengono spostate su una scacchiera, ma di individui in carne ed ossa esposti alla possibilità del dolore fisico, affettivo e psicologico.
La comunità umana è costruita strutturalmente in funzione di questo dominio umano degli individui. È piuttosto nell’ambito della società borghese che si realizza l’opposto dell’individualismo, dal momento che dietro l’ideologia ultraindividualista si cela il reale annichilimento dell’individuo atomizzato e massificato. Al contrario di Max Stirner, che reagì in modo «piccolo-borghese» alle tendenze centralizzatrici e autoritarie immanenti alla società capitalistica, Marx riteneva possibile la riconciliazione tra l’individuo e la sua comunità, a patto però che fosse assassinata la madre di tutte le magagne: la divisione classista degli uomini, cosa che la stessa società borghese rendeva finalmente possibile in grazia dello sviluppo delle forze produttive sociali (tecnica e scienza incluse) che aveva generato.
Una volta un militante delle cosiddette Brigate Rosse sottoposto a un processo per l’uccisione di un magistrato, interrogato dal Pubblico Ministero intorno alla sua sfera etico-morale («Lei non prova dolore per le vittime della sua violenza?») così ebbe a rispondere: «Signor Pubblico Ministero un comunista non vede uomini ma funzioni». Agghiacciante, non c’è dubbio. Chi dietro la funzione non vede l’individuo che le dà corpo, fa mostra di una disumanizzazione che non ha nulla a che vedere né con la teoria né con la prassi della rivoluzione. E difatti, l’ideologia (che parola grossa!) dei «terroristi rossi» si sviluppò interamente sul maligno terreno dello stalinismo italiano e internazionale, il quale nulla a che fare ebbe mai con il comunismo di Marx. Un motivo più che sufficiente per abbandonare a chi ci tiene le inflazionate qualifiche “rivoluzionarie” che oggi evocano solo miseria e orrore.
Proprio perché sono i rapporti sociali disumani a generare l’universale disumanizzazione del mondo, occorre vedere in chi incarna una funzione per conto del dominio anche una vittima dei tempi, e non semplicemente un fantoccio, un oggetto simbolico privo di quella residua umanità possibile nella società disumana. Ciò che fa del capitalista un «mero funzionario del capitale» non è la teoria critica della società, ma la prassi capitalistica.
Nemmeno la rivoluzione sociale; soprattutto la rivoluzione sociale, se vuole rimanere fedele al suo fine, può permettersi il lusso piccolo-borghese di annientare il Nemico a cuor leggero, passando sopra la sua irriducibile consistenza esistenziale. Essa non deve temere di fare i conti con una realtà che non è fatta di pedine di diverso colore che vengono spostate su una scacchiera, ma di individui in carne ed ossa esposti alla possibilità del dolore fisico, affettivo e psicologico.
Dolore fisico,affetivo e psicologio .........
Serena
Notte
Carpe Diem
mercoledì 8 febbraio 2012
Io ci credo e tu?
Ce l'ho stampato in testa fin da quando t'ho veduto.....
T'amavo da prima...
prima d'averti conosciuto.................
Poi il tuo odore...
Tua Carpe Diem
T'amavo da prima...
prima d'averti conosciuto.................
Poi il tuo odore...
Tua Carpe Diem
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